domenica 15 settembre 2013
Psicopatologia del Fascistone
Il Fascistone gode nel fare il saluto con il braccio teso. Lungi dal
rappresentare una ideologia politica, una mozione di ribellione o una
semplice semeiotica di appartenenza, il braccio teso attinge
essenzialmente ad un’esibizione di virilità. Una metafora fallica la cui
proiezione spaziale verso l’alto e l’intrinseca rigidità hanno la
valenza liberatoria dell’atto di aprire l’impermeabile e mostrare,
finalmente e senza inibizioni, le spropositate dimensioni e la
consistente turgidità del proprio apparato riproduttivo.
Il Fascistone ha il mito dell’Ordine. La vastità dell’Universo e la volubilità della sua fenomenologia gli procurano un disorientamento agorafobico. Per tale motivo il Fascistone proietta la multiforme e sterminata sostanza polidimensionale del Creato in una visione categorica che gli fornisce una mappa comportamentale adeguata alla profondità del suo pensiero. Gli omosessuali sono ricchioni, le russe puttane, gli extracomunitari negri, gli immigrati delinquenti, quelli dei centri sociali zecche, gli ebrei avari, gli operai dei fannulloni. Tutti hanno la loro etichetta in una tassonomia cristallina e finalmente indubitabile. Una sorta di topografia etologica nella quale ciascuno è intrappolato dalla nascita senza alternativa evolutiva.

Il Fascistone si è finalmente liberato dei lacciuoli intellettuali che obbligano a giudicare cavillosamente e specialmente ogni evento fenomenologico ed inferenziale della società umana. Per il Fascistone i grandi metainsiemi del “Giusto” e dello “Sbagliato” sono separati da una frontiera disegnata con precisione cartografica e costantemente pattugliata da doganieri armati fino ai denti acciocché nessun concetto possa transitare clandestinamente da una parte all’altra o, peggio, sostare sulla “border zone” assumendo un particolare ed indecidibile carattere di indeterminazione.
Il Fascistone non ha interlocutori, ma solo nemici. La rigidità del suo pensiero non ammette crepe insinuate dalla discussione, pena il crollo dell’intera struttura. E’ per questo che il Fascistone vive perennemente in conflitto con ciò che lo circonda. Costantemente assediato dal nemico, il Fascistone trova la sua pace solo nell’esplicazione della violenza, sia essa intellettuale o fisica. La violenza è lo scudo dietro il quale il Fascistone si nasconde dal terrore che gli insinua la profondità e la complessità degli spazi intessuti di eventi nei quali l’infausto destino l’ha condannato a vivere.
Essere Fascistone non ha nulla a che fare con la politica. Essere Fascistone è uno stato dell’anima latente in ciascuno di noi, indipendentemente da ciò che votiamo o pensiamo di essere. Una condizione dalla quale dobbiamo guardarci costantemente, specialmente nella sera della vita quando la grandezza delle cose ci ha fiaccato e sentiamo il bisogno di rinchiuderci in noi stessi.
Si noti che è stato sperimentalmente dimostrato che avere un Che Guevara tatuato sul braccio non serve a nulla.
Tratto da http://www.mentecritica.net/psicopatologia-del-fascistone/meccanica-delle-cose/accademia-dfc/mc/4207/
Leggi anche “Fenomenologia dell’Intellettuale di Sinistra“.
Il Fascistone ha il mito dell’Ordine. La vastità dell’Universo e la volubilità della sua fenomenologia gli procurano un disorientamento agorafobico. Per tale motivo il Fascistone proietta la multiforme e sterminata sostanza polidimensionale del Creato in una visione categorica che gli fornisce una mappa comportamentale adeguata alla profondità del suo pensiero. Gli omosessuali sono ricchioni, le russe puttane, gli extracomunitari negri, gli immigrati delinquenti, quelli dei centri sociali zecche, gli ebrei avari, gli operai dei fannulloni. Tutti hanno la loro etichetta in una tassonomia cristallina e finalmente indubitabile. Una sorta di topografia etologica nella quale ciascuno è intrappolato dalla nascita senza alternativa evolutiva.
Il Fascistone si è finalmente liberato dei lacciuoli intellettuali che obbligano a giudicare cavillosamente e specialmente ogni evento fenomenologico ed inferenziale della società umana. Per il Fascistone i grandi metainsiemi del “Giusto” e dello “Sbagliato” sono separati da una frontiera disegnata con precisione cartografica e costantemente pattugliata da doganieri armati fino ai denti acciocché nessun concetto possa transitare clandestinamente da una parte all’altra o, peggio, sostare sulla “border zone” assumendo un particolare ed indecidibile carattere di indeterminazione.
Il Fascistone non ha interlocutori, ma solo nemici. La rigidità del suo pensiero non ammette crepe insinuate dalla discussione, pena il crollo dell’intera struttura. E’ per questo che il Fascistone vive perennemente in conflitto con ciò che lo circonda. Costantemente assediato dal nemico, il Fascistone trova la sua pace solo nell’esplicazione della violenza, sia essa intellettuale o fisica. La violenza è lo scudo dietro il quale il Fascistone si nasconde dal terrore che gli insinua la profondità e la complessità degli spazi intessuti di eventi nei quali l’infausto destino l’ha condannato a vivere.
Essere Fascistone non ha nulla a che fare con la politica. Essere Fascistone è uno stato dell’anima latente in ciascuno di noi, indipendentemente da ciò che votiamo o pensiamo di essere. Una condizione dalla quale dobbiamo guardarci costantemente, specialmente nella sera della vita quando la grandezza delle cose ci ha fiaccato e sentiamo il bisogno di rinchiuderci in noi stessi.
Si noti che è stato sperimentalmente dimostrato che avere un Che Guevara tatuato sul braccio non serve a nulla.
Tratto da http://www.mentecritica.net/psicopatologia-del-fascistone/meccanica-delle-cose/accademia-dfc/mc/4207/
Leggi anche “Fenomenologia dell’Intellettuale di Sinistra“.
domenica 11 agosto 2013
Menaresta - Verguenza Summer
Dalla forza alcolica e luppolata della Double IPA originale qui si scende ad una più equilibrata e scorrevole American IPA di 6%. Rispetto alle interpretazioni usuali dello stile, che normalmente non disdegnano comunque un certo impeto, qui l’approccio ferragostano viene invece mirabilmente esaltato, tanto che la facilità di bevuta sembra più da golden ale britannica che da cingolato luppolato della West Coast americana.
Il colore è quel dorato che a me piace tanto in questo stile, e che ci segnala che dolcioni e derive caramellose sono state messe al bando. La schiuma è fitta e persistente, lievemente opalescente l’aspetto. L’impatto olfattivo è prevedibile visto lo stile, ma felicemente espressivo e piacevole, con una carrellata di agrumi in cui svetta il pompelmo e il mandarino, quindi un tropicale di mango e note balsamiche, pinose, e speziate. Dietro, nascosta, fa capolino anche una fragolina di bosco.
È un olfatto gentile però più che la “volgare ostentazione di potenza” (cit.) che questo stile a volte ci riserva, coadiuvato anche dalla presenza di nobili luppoli europei, erbacei e floreali.
Lo stesso garbo lo ritroviamo al sorso, dove l’amaro è eccellentemente calibrato su corpo leggero e mielato, abbastanza watery, mentre ovviamente l’aroma ricco e robusto dei luppoli la fa da padrone. Equilibrata e beverina, ma di carattere, birra da mettere in cambusa in attesa della canicola.
sabato 13 luglio 2013
Brewfist: Spaceman - IPA Beer
I luppoli utilizzati sono infatti il Simcoe ed il gettonatissimo Citra.
Nel bicchiere è di color arancio opalescente; la schiuma, molto
persistente, è ocra, fine e cremosa. Il naso profuma di agrumi
(pompelmo, ma anche mandarino), leggeri sentori di aghi di pino e di
frutta tropicale. In bocca rivela un corpo medio, con una consistenza watery
che la rende molto beverina; la carbonatazione è piuttosto elevata.
L’imbocco di malto è davvero rapido, il palato è subito invaso da un
bell’amaro dove convivono note di scorza d’agrumi e “resinose”; molto
secca, nasconde in modo molto pericoloso il contenuto alcolico (7%) ed è
caratterizzata da una splendida beverinità. Finisce in modo coerente,
lasciando un lungo retrogusto amaro e fruttato, ricco di scorza d’agrumi
(lime e pompelmo). Davvero una IPA molto ben fatta, amara senza mai
essere aggressiva. Siamo già ad un livello qualitativo alto, ma potrebbe
migliorare ancora con un po’ più pulizia in bocca. Formato: 33 cl.,
alc. 7%, 70 IBU
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